Dott.ssa Attolico Teresa

Biologa Nutrizionista Specialista in Scienza dell'Alimentazione

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Obesità: non ci spaventa abbastanza

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Obesità… credo sia poco utile soffermare l’attenzione esclusivamente sulle percentuali che dimostrano quanto sia in aumento, anno dopo anno, il numero delle persone e dei bambini in sovrappeso ed obese. I numeri vengono letti velocemente e solo ai più attenti fanno capire, la gravità e l’espansione del problema. Diventa tutto più realistico solo quando si tocca con mano il malessere fisico, l’invalidità e il condizionamento dettato da certe patologie. Si cerca allora la strada verso un miglioramento, che spesso parte proprio dall’alimentazione. Il grasso in eccesso, è portatore di alterazioni metaboliche, come insulino resistenza, dislipidemie, aumento dei fattori di rischio cardiovascolari e di ictus ischemico.
Giocare d’anticipo può essere un valido strumento di prevenzione: gestire correttamente le scelte alimentari significa ottimizzare i valori glicemici, l’assetto lipidico, il profilo epatico e renale con conseguente rafforzamento del sistema immunitario. L’abitudine al movimento, inizierà a prendere parte di un buono stile di vita e sarà come indossare il proprio abito preferito.
L’attenzione quotidiana agli abbinamenti e alle scelte alimentari, senza togliere nulla al gusto, lasceranno inoltre lo spazio anche ai momenti di “sgarro” che nutrono e soddisfano la mente ed il palato.
Tutto questo è possibile…pensiamoci prima.

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#iostocoipastorisardi

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Litri e litri di rabbia, di ingiustizie ricevute in tutti questi anni, di sacrifici e di impotenza. Litri e litri di latte vengono riversati nelle strade come segno di protesta.
Un’ alimento, ricco di innumerevoli benefici, che arriva sulle nostre tavole, nelle più svariate forme, grazie al duro lavoro, al sacrificio, alla passione e determinazione dei nostri pastori.
Grazie a loro possiamo godere dei benefici che il latte ed i suoi derivati apportano alla salute.
Fonte di importanti minerali come calcio, fosforo, potassio, effetto preventivo nell’osteoporosi e sullo sviluppo della funzione immunitaria. Spesso oggetto di discussione, anche dal punto di vista alimentare, il latte con i suoi derivati, resta comunque al centro delle nostre scelte alimentari.

Purtroppo l’abitudine e la frenesia del quotidiano, spingono il consumatore a dare per scontato che un prodotto sia uguale ad un altro. L’aspetto che viene troppo spesso trascurato è la provenienza della materia prima. L’utilizzo del latte della nostra isola per la produzione di prodotti come formaggi, yogurt e mozzarelle è un valore aggiunto, naturalmente sempre rispettando le norme igienico sanitarie che garantiscono la qualità e l’integrità dei valori nutrizionali.

E’ arrivato il momento di dare l’importanza ed il giusto valore ai nostri “tesori alimentari” e riconoscere, a chi permette di averli nelle nostre tavole, di vivere una vita dignitosa con il frutto del proprio lavoro.

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Farina, cosa c’è da sapere

farina_nutrizionista_attolicoLa scelta di farina e derivati, più o meno raffinati, è uno dei temi più attuali del momento. Spesso il concetto viene trasmesso in modo confusionale tanto da scoraggiare il paziente al consumo di pane e pasta, senza capire i reali motivi che ci sono dietro questa scelta.
Perché si sconsiglia l’utilizzo di prodotti che subiscono processi di raffinazione? Quanto è importante la provenienza della materia prima?
Durante il processo di raffinazione, nello specifico delle farine, il chicco originale viene privato della crusca e del germe, parti che raccolgono in se importanti sostanze quali acidi grassi polinsaturi, vitamine, ferro, calcio e potassio. Maggiore è il processo di raffinazione, maggiore è la perdita del valore nutrizionale. Oggi il mercato richiede cibi molto gustosi, caratterizzati da una facilità di utilizzo e un risparmio di tempo nella preparazione, ma questo comporta numerosi e ripetuti processi di lavorazione che modificano il prodotto originale, a volte purtroppo anche a discapito della qualità.
Un’ importante informazione da tenere in considerazione è inoltre la zona di derivazione della materia prima utilizzata. L’importazione di grani esteri, o raccolti in zone ad alto rischio d’inquinamento, alterano la qualità del prodotto che durante i processi di stoccaggio e conservazione, può diventare terreno fertile per funghi e/o muffe. La possibile formazione di micotossine può esercitare effetti tossici su uomini e animali.
Ancora una volta il saper leggere con attenzione le etichette dei prodotti che acquistiamo, ci permette di scegliere il minor male, in un mondo sempre più contaminato da sostanze che compromettono il nostro stato di salute. Orientiamo quando è possibile la nostra scelta, su grani antichi e di produzione locale, privi di “componenti” aggiuntive.

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Allergia al nichel

Nichel_AttolicoL’allergia al nichel, è un problema spesso sottovalutato e non riconosciuto, non legato solo ed esclusivamente a manifestazioni cutanee come la dermatite da contatto sistemica, ma anche ad importanti sintomi extracutanei come disturbi neurologici, respiratori e gastrointestinali, di cui i più frequenti sono da ricercare nei dolori addominali, diarrea, meteroismo, pirosi, stipsi etc…

E’ vero che l’eliminazione completa del nichel non è possibile, trattandosi infatti di un metallo ubiquitario, ma resta importante programmare un alimentazione a basso contenuto, per alleviarne i sintomi e sviluppare una dose soglia individuale. Per i non addetti ai lavori, è molto difficile destreggiarsi nella scelta di un alimento piuttosto che un altro, dal momento che gli stessi organi di competenza (i diversi istituti di dermatologia), non trasmettono sempre indicazioni concordanti. Per alcuni infatti, la limitazione esclude solo gli alimenti ritenuti ad alto contenuto di nichel, per altri la restrizione si estende anche ad alimenti con contenuto più ridotto, che a seconda della variabilità individuale, potrebbero essere tollerati. Stilare una dieta ad eliminazione/re-introduzione e modificarla nel tempo, permetterebbe al paziente di alleviare la sintomatologia e migliorare la qualità di vita.

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Yogurt, conosciamolo meglio

yougurt-NutrLo yogurt, uno degli alimenti più versatili e largamente diffuso, nasce dal lavoro di alcuni batteri (Lactobacillus bulgaricus e streptococcus thermophilus) che digerendo il lattosio, contenuto nel latte lo rendono più facilmente digeribile. E’ definito alimento funzionale perché apporta effetti benefici all’organismo, ma attenzione a non eccedere con il consumo per chi soffre di reflusso gastro esofageo, e chi deve gestire le glicemie reattive. Lo yogurt diviene probiotico, dando un valido aiuto alla flora batterica intestinale, quando viene addizionato con particolari ceppi batterici (Bifidobacterium, casei ecc…), che  resistendo al ph acido dello stomaco alle secrezioni biliari e pancreatiche, arrivano vitali all’intestino, migliorandone il funzionamento, sotto diversi aspetti.  Alla frutta o con cereali, da bere o cremoso,con lo zero per cento di grasso, greco o kefir, gli scaffali dei supermercati presentano un’ampia gamma di prodotti, ma quale è il migliore, quale scegliere?
Le diverse tipologie di yogurt permettono di soddisfare le diverse esigenze del consumatore, per cui non c’è una scelta migliore assoluta. Lo yogurt, negli schemi dietetici, rappresenta spesso un “jolly”, la scelta appropriata va fatta a seconda delle problematiche e/o esigenze esposte dal paziente. Inserito come spuntino, si presta bene anche come possibile condimento per insalate, permettendo di ridurre l’utilizzo di grandi quantità di olio e sale, con un impatto sulle calorie e sull’apporto complessivo di sodio.
La presenza contemporanea di lattosio e acido lattico inoltre favorisce la biodisponibilità delle sostanze minerali, in particolare di calcio e fosforo, che vengono maggiormente assorbite, grazie alla presenza di aminoacidi liberi e piccoli peptidi, derivanti dalla parziale idrolisi delle proteine presenti.
Conoscere le proprietà dei singoli alimenti, tra la molteplicità offerta dal mercato, ci permette di fare la scelta giusta, che spesso non è cosi scontata.

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Scegliere un nutrizionista

La mia filosofia ha alla base l’empatia con il paziente.
Capire realmente cosa significa seguire una dieta, con tutte le difficoltà che comporta in termini di organizzazione dei pasti e scelta degli abbinamenti corretti.
Il lunedi pesce, il martedi quinoa, il mercoledi pollo … per quanto questa rigidità può essere seguita, quanto piacere viene sottratto al gusto, quanto questo risulta utile per il paziente?
L’obiettivo è quello di rendere più semplice e gestibile lo schema alimentare per evitare un ennesimo fallimento, che porta il paziente a sviluppare un senso di frustrazione con riduzione dell’autostima, spesso compromettendo anche lo stato di salute.
Aiutarlo a saper scegliere tra gli alimenti abituali del suo quotidiano, sempre rispettando il fabbisogno energetico e le proporzioni corrette tra i nutrienti, sta alla base del successo del percorso nutrizionale.
Drastiche riduzioni, insensate e spesso dannose eliminazioni, non fanno altro che aumentare la voglia di inserire gli alimenti proibiti che con il tempo portano il paziente ad un notevole aumento di peso e ad una confusione generale nella gestione dei pasti.
Inoltre non dimentichiamo il ruolo fondamentale delle emozioni. Sarebbe tutto più semplice se mangiare fosse solo esclusivamente legato alla necessità di nutrirsi. A volte si mangia per riempire un vuoto, per colmare un senso di ansia e di preoccupazione, troppe volte il cibo rappresenta una modalità per esprime un disagio interiore. Tutto questo sarà tenuto in considerazione nella stesura del piano alimentare.

Il mio punto di forza è capire le problematiche del paziente, sostenerlo e guidarlo durante tutto il percorso di rieducazione alimentare, tra gli alti e i bassi che la vita presenta.
Anche dopo il raggiungimento dell’obiettivo preposto, il paziente ha il piacere di fissare incontri a distanza per monitorare il suo stato di benessere e consolidare la consapevolezza di saper gestire le scelte alimentari fuori e dentro casa.
Iniziamo fin da ora a percorrere insieme la strada per raggiungere il benessere psicofisico.

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Rimettersi in forma

Per chi durante l’inverno, non ha prestato la giusta attenzione all’alimentazione, è arrivato proprio il momento di rimettersi in forma!

I menù “primavera-estate” sono caratterizzati da alimenti con una densità calorica inferiore, rispetto a quelli invernali… APPROFITTIAMONE. Attenzione però perché gli abbinamenti e le scelte dei cibi, sono fondamentali per garantire una perdita di peso duratura e non limitata solo a qualche mese. La varietà di frutta e verdura di questo periodo infatti ci portano a consumare pasti freschi e leggeri, purtroppo non sempre bilanciati e ipocalorici. Capita spesso che durante i mesi estivi i principali nutrienti vengano sostituiti con alimenti più zuccherati come bibite e gelati, o siano costituiti da un mono-nutriente, questo il caso di alcuni piattoni dove prevalgono esclusivamente le proteine.
Sbilanciando inconsapevolmente questi rapporti, si rischia di riacquistare facilmente i chili persi non appena ci si riavvicinerà ad un’alimentazione più ricca e complessa. Non dobbiamo inoltre dimenticare che con il passare del tempo, l’organismo non si adatta più cosi bene agli scompensi alimentari, e per molti l’ago sulla bilancia indicherà pressoché lo stesso peso nonostante l’introito calorico sia nettamente inferiore rispetto al periodo invernale. Cos’è successo? Il metabolismo si è bloccato. Grazie a programmi alimentari specifici e bilanciati, studiati appositamente dallo specialista, il paziente riattiverà il metabolismo con conseguente riduzione del grasso in eccesso. E’ ora di rimettersi in forma!

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Dieta calorica… non basta il conteggio!

Dieta calorica… Troppo spesso i pazienti si fermano a ragionare sulle calorie di una dieta, fino al momento in cui si viene assaliti dalla confusione totale.

Questo non ha granché senso se l’attenzione si concentra esclusivamente sul dato numerico.
800 kcal, 1000 kcal, 1500 kcal. Ma di che cosa? Di grasso, di proteine, di carboidrati, o un mix più o meno sbilanciato tra loro? La cosa fondamentale, non è rappresentata dal solo conteggio calorico, ma delle percentuali dei singoli nutrienti che permettono all’organismo di perdere peso (grasso e non muscolo ed acqua), di acquistare peso, di prevenire e gestire le patologie, di raggiungere il massimo beneficio dall’esercizio fisico. Inoltre come ultima variabile, ma non meno importante, non possiamo dimenticare l’unicità di ogni paziente.
Quando si ha a che fare con l’organismo umano, i soli calcoli matematici non bastano per farci star bene.

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Primavera e alimentazione

In attesa della primavera, si inizia a lavorare sulla forma fisica e sull’alimentazione.

Cambiano le abitudini alimentari ed i cibi che portiamo sulle nostre tavole. Per molti, è giunto il momento di dare il via alla preparazione di bizzarre

insalatone, che come componente comune prevedono l’utilizzo di tanta fibra, tante proteine, poco o niente olio, miraggio del carboidrato.

In questo modo viene favorita la perdita di acqua, di proteine dal muscolo, con affaticamento renale. Sperare di perdere il grasso, modellare il corpo e garantire un’ottimizzazione dell’energia, gestendo l’alimentazione in questo modo, può solo allontanarci dal raggiungimento di una buona forma fisica, mentale ed energetica, soprattutto durante il cambiamento di stagione, in cui l’organismo ha bisogno di più “cura”.

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Pancia gonfia

La “pancia gonfia” o meglio il gonfiore addominale rappresenta un problema assai diffuso e molto fastidioso per chi ne soffre. Errate abitudini alimentari, stili di vita sempre più frenetici e stressanti, che spesso lasciano poco tempo all’attività fisica, mettono a dura prova il nostro intestino. Il microbiota, popolazione batterica che lo colonizza, si altera a favore di quei ceppi che inducono un’aumentata produzione di gas e sostanze pro-infiammatorie, alterando la permeabilità della mucosa intestinale e dando origine alla disbiosi.

Un’alimentazione adeguata permette di ripristinare il corretto equilibrio della flora batterica, eliminando cosi tutte le fastidiose problematiche generate da questa condizione.

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